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19 Maggio 2023

TUTELA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO: TROPPI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI (TRA CUI I TUMORI)

Infortuni sul lavoro ma anche malattie «professionali», cioè che insorgono a causa dell’attività lavorativa, come quelle del sistema osteo-muscolare, dell’apparato respiratorio, i tumori, per citare solo quelle più denunciate nel nostro Paese. Quest’ultime sono in aumento come segnalano i dati della relazione dell’Inail-Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro presentata al Parlamento nel 2022 e quelli relativi al primo trimestre di quest’anno.

Promuovere e implementare il diritto di ogni lavoratore a un ambiente di lavoro sano e sicuro è l’obiettivo sul quale accende i riflettori l’Agenzia delle Nazioni Unite ILO – Organizzazione internazionale del lavoro in occasione della giornata mondiale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che ricorre il 28 aprile.

Livello essenziale di assistenza

Nel nostro Paese le attività e le prestazioni volte a tutelare la salute e la sicurezza da rischi legati alle condizioni di lavoro sono incluse nei Livelli essenziali di assistenza, che devono essere garantiti a ogni cittadino, indipendentemente dal luogo di residenza. In particolare, come sancisce il DPCM di definizione e aggiornamento dei Lea (Capo II, art. 2), nell’ambito della «Prevenzione collettiva e sanità pubblica» il Servizio sanitario nazionale garantisce, tra l’altro, «attraverso i propri servizi, la t utela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati» e «la sorveglianza, prevenzione e tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro». Con l’aggiornamento dei Lea nel 2017 , in particolare, viene attribuita particolare importanza alla prevenzione dei rischi per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, come pure alla promozione del miglioramento della salute e sicurezza e alla sorveglianza epidemiologica, sia rispetto alla prevenzione e al controllo dei rischi, sia rispetto ai danni ( infortuni e malattie professionali).

Malattie professionali in aumento

Per infortunio sul lavoro s’intende l’evento traumatico, avvenuto per una causa violenta sul posto di lavoro o anche semplicemente mentre si lavora, che comporta l’impossibilità di svolgere l’attività lavorativa per più di tre giorni; la malattia professionale, invece, è un evento dannoso alla persona che si manifesta in modo lento, graduale e progressivo, involontario, in occasione del lavoro.

Nel nostro Paese sono ancora troppi gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali – anche mortali – come emerge dalla relazione dell’Inail-Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro, presentata al Parlamento nel 2022: nel 2021 sono stati denunciati circa 564 mila infortuni (quasi 350 mila riconosciuti da Inail), 1.361 sono state le denunce di infortuni mortali, di cui 685 accertati sul lavoro. Nel primo trimestre di quest’anno, in base ai dati diffusi da Inail in occasione della giornata mondiale, si registra un leggero calo delle denunce di infortunio. Invece è confermato il trend in crescita delle malattie professionali: nel primo trimestre del 2023 sono state 18.164, 3.647 in più rispetto allo stesso periodo del 2022 (più 25%). L’incremento è del 33,7 per cento rispetto al 2021, quando già si era registrato un aumento, costante tutto l’anno, come risulta dalla relazione dell’Inail al Parlamento: c’erano state circa 55 mila denunce di malattie professionali correlate al lavoro, in notevole aumento rispetto al 2020 (più 22,8 per cento).

Tra le patologie più diffuse, anche nel primo trimestre del 2023, ci sono quelle osteo-muscolari, del sistema nervoso, dell’orecchio, malattie dell’apparato respiratorio (tra le altre: silicosi e asbestosi), tumori.

Attuare le norme in materia

Cosa fare per garantire più salute e sicurezza nei luoghi di lavoro? «Innanzitutto vanno attuate correttamente le norme in materia, da parte di tutti» dice Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica (Movimento di medici, ricercatori, operatori della prevenzione che si occupa di tutela della salute in primis nei luoghi di lavoro, ndr), nonché tecnico della prevenzione nei luoghi di lavoro presso un’ATS-Agenzia di tutela della salute di Milano.

Ciascuno è chiamato a fare la propria parte, dal datore di lavoro agli stessi lavoratori, dal responsabile dei lavoratori per la sicurezza (RLS) fino al «medico competente» figura sanitaria in possesso dei titoli e dei requisiti previsti dalla legge per poter effettuare la sorveglianza sanitaria e collaborare, a tutela dello stato di salute e della sicurezza dei lavoratori, alla valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro.

Per esempio, spiega Caldiroli, «riguardo alla denuncia di una malattia professionale la normativa stabilisce che se un medico competente è a conoscenza o ha il sospetto che una determinata malattia abbia un’origine professionale è tenuto a segnalarla. (ad Asl/Ats, RLS, Inail). In realtà, non sempre avviene o si fa in ritardo».

Il ruolo delle Asl

In generale, spiega ancora il presidente di Medicina Democratica, «i medici competenti sono dipendenti scelti e stipendiati dal datore di lavoro quindi c’è una sorta di vincolo che può condizionare e, per questo, proponiamo che non siano scelti dal datore di lavoro ma siano inseriti in un registro pubblico: nel momento in cui il datore di lavoro ha bisogno del medico competente, gli viene assegnato casualmente. Inoltre, – continua Caldiroli – va attuata la Riforma sanitaria del 1978 che aveva tolto a Inail (ente assicuratore) il compito di riconoscere le malattie professionali affidandolo alle Asl, mentre l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro dovrebbe solo continuare a valutare il tipo di prestazioni che spettano al lavoratore cui viene riconosciuta la malattia professionale».

Vanno poi rafforzati i controlli sul rispetto delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

«Numero di ispettori delle Asl e modalità del loro intervento vengono stabiliti da ogni singola Regione – spiega il presidente di Medicina Democratica –. Un problema comune è la carenza di personale, ma non solo: molti ispettori delle Asl sono andati o stanno andando in pensione, per cui è necessaria una formazione adeguata dei nuovi assunti» conclude Caldiroli.

Fonte: Corriere della Sera