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9 Giugno 2023

INCIDENTI E MORTI SUL LAVORO: PRIVATIZZARE I CONTROLLI? “IL GOVERNO STA SBAGLIANDO”

Oltre 3000 infortuni sul lavoro in 4 mesi, da gennaio ad aprile 2023 nell’area metropolitana di Bari. Dieci gli incidenti mortali, il doppio dell’anno precedente, su un totale di 13 in tutta la Puglia. Questi i numeri. Ma dietro i numeri ci sono le vite. Quelle di chi esce di casa per andare e lavoro e non torna più e quelle dei famigliari delle tante lavoratrici e dei tanti lavoratori che rivedono i propri cari quando va bene nelle bare, altrimenti nemmeno in quelle quando dei corpi non restano che brandelli.

E allora «Basta Parole!» Abbiamo intitolato così il flash mob contro la strage delle morti sul lavoro davanti alla Prefettura di Bari organizzato insieme a Cisl e Uil, perché davanti a una raffica di omicidi dolosi o colposi sul lavoro avvenuti negli ultimi giorni la risposta non può essere un generale quanto estemporaneo cordoglio per le vittime, perché non serve né a chi è morto, né a chi resterà invalido a vita, e nemmeno alle famiglie che piangono un loro caro.

In poco più di 90 giorni (i primi tre mesi di quest’anno) in Italia sono morte 196 persone. Non sono solo numeri, ma vite umane, dignità, diritti.

E allora servono risposte concrete, serve investire in sicurezza e legalità, se, come ci dicono le ultime verifiche effettuate dall’Ispettorato, dall’Inps e dall’Inail, 2 aziende su 3 risultano irregolari. Con il dato preoccupante che spesso le vittime sono operai over 60 che non dovrebbero più svolgere lavori usuranti e pericolosi mettendo così a rischio la propria vita. Vogliamo che alle parole seguano i fatti perché convinti che gli infortuni sul lavoro non siano mero frutto di tragiche fatalità, né tanto meno un problema solo individuale, né categoriale, bensì sistemico, culturale e ambientale perché spesso si ritiene che la protezione dell’integrità psicofisica dei lavoratori contrasti con le esigenze del mercato e del profitto. Convinzione avvallata dai Governi che ritengono che prevenzione e controlli imbriglino eccessivamente gli imprenditori.

La sicurezza parte dalla prevenzione e dalla vigilanza, per questo occorre investire in salute e sicurezza.

Questo Governo ha promosso incontri con i sindacati sul tema ma senza alcun esito. Ad aggravare il tutto, la riforma degli appalti che consente di procedere con il cosiddetto subappalto a cascata senza alcun limite. In questo modo si indebolisce il sistema d’impresa attraverso una concorrenza tutta al ribasso che ha come elemento centrale non la qualità dell’opera, ma la riduzione dei costi, innanzitutto di quelli della manodopera, peggiorando le condizioni di lavoro, oltre che facilitando per questa via la proliferazione del lavoro nero e la presenza di imprese che rispondono alla criminalità organizzata.

Sempre il governo Meloni ha avviato una ulteriore liberalizzazione dei contratti a termine oltre ad aver esteso l’utilizzo dei voucher quando è chiaro oramai il legame tra precarietà, mancanza di formazione e aumento del rischio per la sicurezza sul lavoro. Terribili le convenzioni con cui l’Ispettorato Nazionale del Lavoro provvederà a sollecitare il personale ispettivo affinché le verifiche siano effettuate in presenza del consulente, quindi l’impresa andrà avvertita prima. Siamo davanti ad una vera e propria privatizzazione delle attività di controllo, un gravissimo attacco all’autonomia degli ispettori del lavoro e un totale depotenziamento della loro funzione a tutela della legalità e della salute dei lavoratori, in tutti i luoghi di lavoro, consegnando invece a soggetti privati, pagati dalle imprese, la tutela delle leggi, in sostituzione delle funzioni affidate a Inps, Inail, Inl e in violazione delle norme europee sull’autonomia e terzietà delle pubbliche amministrazioni.

Servirebbe invece un forte rafforzamento degli organici degli ispettori, perché investire sulla prevenzione significa innanzitutto fare assunzioni nell’ispettorato del lavoro e nei servizi di medicina del lavoro; significa sanzionare i datori di lavoro che non rispettano leggi e contratti, e collegare gli incentivi alle imprese a investimenti su questi temi. Una reale diminuzione dei rischi sul lavoro, si realizza quando vi è il pieno riconoscimento nonché pratica delle relazioni sindacali nell’azienda. L’esercizio del comando aziendale lasciato a se stesso produce errori fatali per la stessa azienda, per questo chiediamo sia garantito il pieno esercizio delle funzioni agli RLS e RLST.

Come prioritari sono gli investimenti in formazione sulla sicurezza e sui diritti del lavoro, a partire dalle scuole.

Chiediamo inoltre, come Cgil, l’introduzione nel Codice penale dell’aggravante di omicidio sul lavoro per garantire la certezza di una pena e misure come il sequestro patrimoniale, volte a riconoscere ai famigliari delle vittime almeno un giusto indennizzo. Su questi punti insistiamo da tempo.

Il Pnrr sta portando e porterà l’apertura di migliaia di cantieri, da qui serve l’attenzione e l’impegno di tutti per garantire regolarità e sicurezza nei luoghi di lavoro perché i ritardi nella definizione di interventi e azioni necessari a mettere fine a questa strage non sono più accettabili. Per dire basta alle morti sul lavoro dobbiamo dire basta alle tante e troppe parole. Che si passi ai fatti e subito.

Fonte: Segretaria Generale Cgil Bari / Gazzetta del Mezzogiorno